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Dogliani, il Dolcetto del Presidente Einaudi |
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Scritto da Maurizio Vincenti
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Il territorio di Dogliani è posizionato nella parte meridionale di Langa, delimitato ad Ovest dal fiume Tanaro e incastonato tra le Alpi Marittime e l’Appennino Ligure. É un territorio integro, che ha mantenuto accanto ai vigneti altre colture, come il nocciolo, i prati dedicati all’allevamento, i boschi; è un territorio che ha vissuto ai margini della fortuna delle zone vicine, vedi Barolo e Barbaresco, nonostante le grandi potenzialità espresse su molti vitigni. I comuni che fanno parte del territorio che dà origine al Dolcetto di Dogliani sono paesi di tradizione rurale come Dogliani, Farigliano e Clavesana, situati lungo fiumi che dividono la pianura dalla collina, fondati in epoca romana e preromana; mentre Bastia, Belvedere Langhe, Cigliè, Monchiero, Rocca Cigliè, Roddino e Somano sono attestati in epoca alto medievale, arroccati sulle colline a difendersi dalle invasioni dei saraceni. Di origine medievale, la cittadina di Dogliani, da cui prende il nome l’intera denominazione, presenta un fitto intrico di vie a cui si può accedere passando per le due porte d’accesso ad arco trecentesche lungo le antiche mura, porta Sottana e porta Soprana. Interessanti da vedere sono la piazza Carlo Alberto, cuore del centro storico, la chiesa della Confraternita, il rione Castello, con la passeggiata che conduce al Belvedere e alla Torre civica dell’orologio. Ma veniamo a parlare di questo ottimo vino a base di uve Dolcetto. Da poco ottenuta la DOCG per la versione “superiore”, ovvero il massimo riconoscimento qualitativo, il Dolcetto di Dogliani fu il vino del Presidente Einaudi, nativo di queste terre, che, da convinto estimatore nonché produttore lui stesso, fu tra i primi a gettare le premesse per una sua concreta valorizzazione ed affermazione. La coltivazione di questo vitigno in zona risale al lontano 1500, come si evince da citazioni negli ordinati comunali. E’ senza dubbio il Dolcetto che più presenta un carattere di vinosità, è giovane e gioviale, fresco e fragrante, di moderata acidità e rivela la sua nascita sui versanti forse più alti delle terre di Langa, dove trova condizioni di grande favore. Attualmente il comune di Dogliani è sede della Bottega del Vino che raccoglie i produttori di tutta la denominazione e ogni anno a settembre vi si svolge la sagra del Dolcetto a mantenere viva la tradizione di festa che da sempre circonda il periodo della vendemmia. La particolare struttura e la corposità di questo vino lo portano ad essere un prodotto d’eccellenza, fiore all’occhiello della produzione dei Dolcetti piemontesi. Il profumo fruttato caratteristico e il sapore asciutto, ammandorlato e armonico, ne fanno un vino da tutto pasto particolarmente indicato in abbinamento a secondi piatti di carni in umido o brasate, prodotti tipici della cucina del territorio.
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Scritto da Maurizio Vincenti
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Continua il successo delle serate dedicate ai vitigni nobili. Anche per il Riesling si registra il tutto esaurito. Ospite della serata Sergio Germano, noto produttore di Barolo a Serralunga, che da qualche anno sta provando, per passione personale verso questo vitigno, a produrre Riesling renano qui in Piemonte. E proprio uno dei campioni in degustazione è il suo Herzu.
Da sottolineare il termine “renano” che ne indica la provenienza. Il Riesling ha molti sinonimi e tra questi molti sono errati. Per esempio il Riesling renano non ha nulla a che vedere con il Riesling italico!
Il Riesling è considerato dagli esperti come il miglior vitigno a bacca bianca del pianeta. Questo perché riesce a dare carattere e longevità al vino. Ma soprattutto produce sempre vini “unici”, in cui le peculiarità del territorio e il suo carattere sono assorbite dal vitigno e trasmesse nel bicchiere. E questa è una caratteristica che solo i pochi e più grandi vitigni hanno.
Proveniente dalla valle del Reno, le sue origini sono legate al monastero di Eberbach, fondato da monaci cistercensi provenienti dalla Borgogna. I primi scritti riguardanti questo vitigno sono del 1400. È molto diffuso anche in Alsazia, dove se ne trova menzione in scritti del 1477.
Ha una foglia media e tondeggiane, acino piccolo e tozzo. Il grappolo è particolare, in quanto ha solo un’ala. Di vigoria notevole, è sensibile alle malattie. Riesce a maturare bene anche in climi freddi, ma per dare grandi vini ha bisogno di costanza climatica, soprattutto nel periodo di maturazione, che dev’essere lunga e lenta. Il Riesling può essere raccolto molto tardi, mediamente in Mosella la raccolta delle uve inizia a metà ottobre e si protrae fino a novembre. In zone calde produce molta uva, ma dà come risultato vini molto banali.
Pur essendo un vitigno semiaromatico, la buccia contiene più di 50 tipi di terpeni per cui il vino si distingue per l’aroma sempre molto intenso e penetrante, floreale, mieloso, fruttato ma soprattutto il Riesling è conosciuto per le caratteristiche fossili particolari che, in funzione della zona da cui proviene, possono essere di idrocarburo, petrolio, nafta, ma anche virare su caratteristiche più minerali come la pietra calda.
È presente soprattutto in Germania, dove in alcune zone rappresenta l’80% della base ampelografica. In Francia è presente e autorizzato solo in Alsazia. In Italia è coltivato soprattutto in Alto Adige, Friuli e Piemonte. In Austria è presente, ma in misura minore, in quanto qui è molto più diffuso il Grüner veltliner. In Europa è presente anche in Svizzera, Ungheria e Russia. Nel Nuovo Mondo è coltivato in Australia, dove dà buoni risultati, e in Nuova Zelanda, dove da alcuni anni produce vini di grande interesse.
In Germania il Riesling è coltivato nelle valli del Reno, lungo le sue anse e quelle dei suoi affluenti; è la zona più calda, con un clima, anche se freddo, più temperato e con colline che hanno un’inclinazione adatta all’esposizione solare. Inoltre qui i terreni sono di ardesia, un minerale poroso che riesce ad accumulare il calore delle ore più calde per restituirlo lentamente in modo da favorire la maturazione. Qui si producono i migliori Riesling del mondo; grazie al loro carattere e alla loro longevità, sono gli unici vini che possono competere a livello di collezionismo con i grandi rossi francesi nelle grandi aste.
Ma quali sono le caratteristiche salienti di un Riesling? Un estratto molto forte, unito a un’acidità spiccata e una gradazione alcolica molto bassa (possono partire da 8%); a ciò si uniscono una capacità straordinaria di trasmettere il terroir e la passione del vigneron.
Vini che a volte sembrano semplici soluzioni zuccherine, in apparenza insignificanti, ma che dopo una decina d’anni acquisiscono complessità ineguagliabili che li rendono particolari, unici e “immortali”.

Langhe bianco 2006 Vajra
Colore molto scarico, con naso molto fruttato, pompelmo, miele d’acacia, nuance di fiori di campo e sottili note di acetone. Molto fresco in bocca, si presenta leggermente esile, ma con una discreta lunghezza, secco. Ancora in cerca di personalità, chiude amarognolo.
Südtirol Val Venosta Vinschgau Falkenstein 2006
Leggera sfumatura minerale in apertura, molto fruttato e floreale. Permanendo nel bicchiere evolve verso note di idrocarburo. Fresco e sapido, con buon corpo, secco. Anche questo campione deve trovare definizione, un po’ sfuggente con chiusura amarognola.
Herzu Ettore Germano 2006
Mineralità olfattiva tendente alla pietra calda, floreale, con venature balsamiche e agrumate. Freschezza nervosa ma ben controllata dall’equilibrio generale, buona la bevibilità.
Alsace Hommage a Jean Hugel 1998 (magnum)
Colore leggermente più carico dei precedenti e naso inzialmente ancorato all’idrocarburo. Molto intenso, nel tempo si apre verso note di frutta sciroppata, pera, miele e tabacco da pipa. Tendenzialmente dolce, morbido, con una freschezza tagliente a sostegno; lungo, alla cieca già si avverte una mano diversa dai precedenti.
Qba Mosel Röttgen 2005 Heymann-Lowenstein
Ouverture olfattiva “fossile” con riaperture successive a note di frutta candita, pesca, selce. Molto equilibrio tra freschezza, residuo zuccherino e struttura, ottima la lunghezza. Molto giovane, non ha ancora espresso la sua potenzialità.
Gold Capsel Brauneberger Juffer Sonnenhur Auslese 2005 Fritz Haag
Inizia fortemente minerale con striature floreali. Evolve su note di chewing gum, incenso, sandalo, selce a mostrare una grande eleganza olfattiva. In bocca il residuo zuccherino è forse leggermente in eccesso, fresco e discretamente lungo. Sicuramente troppo giovane per essere apprezzato e giudicato correttamente. Da segnalare che il termine “Gold Capsel” indica che il 50% delle uve impiegate per questo vino sono botritizzate.
Joh.Jos. Prüm Zeltinger Sonnenhur Auslese 1999
Naso fortemente agrumato e d’idrocarburo, tendente al kerosene, naftalina. Note vegetali-erbacee intramezzate a note floreali e di frutta bianca matura. In bocca si avverte il residuo zuccherino e una certa freschezza. È molto fine e intrigante.
Alsace Riesling Vendange Tardive 2002 Hugel
Colore dorato carico, con naso complesso di frutta candita, scorza di limone, caramella dolce, miele, note balsamiche, il tutto sorretto da una mineralità molto accentuata in equilibrio tra la roccia calda e l’idrocarburo. In bocca è molto consistente, la struttura è notevole con buona freschezza e sapidità. Bocca di forte impatto con finale molto lungo e ben concertato.
Alsazia batte Mosel 2-0 potrebbe essere il verdetto della serata o perlomeno il giudizio che il pubblico presente ha espresso. Verdetto crudele ma reale; i vini erano tutti di grande livello, ma i germanici si sono dimostrati tutti molto indietro come affinamento, ancora bisognosi di tempo per esprimere, soprattutto in bocca, il loro vero carattere.
Netto il divario con gli italiani, non tanto come qualità, ma come “mano” e stile di vinificazione. Questione a volte anche di gusto personale.
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Scritto da Maurizio Vincenti
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C’era il pubblico delle grandi occasioni alla prima serata dedicata ai “Vitigni Nobili”.
Il vitigno esordiente era il Pinot nero, di grande fascino ed eleganza e altrettanto difficile da coltivare e da trasformare in vino.
La sua fama è legata alla presenza in Borgogna dei monaci cistercensi che, con sapienti incroci ottennero il suo primo clone già nel XIII secolo. Lo sviluppo del Pinot Nero in Borgogna fu poi favorito da un editto del 1300 di Filippo l’Ardito che decise di mettere fuori legge il Gamay che era il principale antagonista (oggi limitato alla zona del Beaujolais).
Ma l’opera dei monaci non si ferma alla Borgogna in quanto essi furono gli artefici della diffusione in altre regioni francesi come l’Alsazia, dove è tuttora coltivato e al di là del confine, in Germania nella valle del Reno. Capitolo a parte è la zona dello Champagne, dove il Pinot Nero costituisce il 38% circa delle uve coltivate e da cui si ottengono i grandissimi Blanc de Noir, spumanti di grandissimo carattere e potenza.
Il Pinot Nero è coltivato in tutti i continenti ma sono poche le zone dove dà risultati di prestigio. Ha bisogno di un andamento climatico particolare e grande equilibrio nella vinificazione.
Soffre le escursioni termiche troppo forti, non ama il freddo pungente e il caldo torrido. Inoltre è un vitigno molto cagionevole, patisce parecchio le muffe e altre malattie. Ma è da sottolineare che sono i cloni più sensibili alle malattie che danno i vini più grandi.
Il punto di riferimento per questo vitigno è senz’altro la Borgogna, con la zona della Cote d’Or, dove si ha la sua massima espressione con vini di fama mondiale come i vari Romanée Conti, Echezeaùx, Clos de Vougeot. Per non dimenticare Pommard, Morey St.Denis, Gevrey Chambertin.
In queste zone la caratteristica peculiare è quella di avere vini di grande finezza ed eleganza, con profumi intensi e complessi e strutture gustative esili ma di grande carattere.
Altrove il livello qualitativo, pur non arrivando mai alle vette Borgognone, si mantiene piuttosto elevato anche se non mancano produzioni di vini anonimi e banali, senza carattere e, in alcuni casi, con caratteristiche completamente opposte a quelle tipiche di questo vitigno
In Italia i risultati migliori e più aderenti alle caratteristiche del vitigno provengono dall’Alto Adige. Nel resto del mondo da segnalare senza dubbio la Nuova Zelanda, indiscussa realtà enologica degli ultimi anni e gli Stati Uniti, con la regione dell’Oregon, zona montuosa e impervia dove questo vitigno ha trovato condizioni climatiche favorevoli ad esprimere le sue caratteristiche.
Ventaglio di eterogeneità e differenti stili di vinificazione nei campioni in degustazione:

Pommard Clos de Epeneaux 2005 Comte Armand
Cote de Beaune, l’ultima appelation al confine del comune di Beaune. E’ un cru molto generoso, ricco, e si può osservare già dal colore che si presenta carico. Annata 2005 considerata grande in Borgogna, il vino presenta un naso molto denso, di frutta, ciliegia, lampone, susina con venature minerali di grafite e balsamiche di assenzio. Bocca molto potente con molta freschezza e vigore tannico. Un vino che promette grandi cose tra qualche anno, da rivedere.
Gevrey Chambertin Vielle Vignes 2007 Domaine Rossignol Trapet
Molto diverso dal precedente ma superbo nella sua eleganza. Apparentemente semplice questa Appelation Comunale, nella Cote de Nuit, presenta un naso fresco di ciliegia, lampone, dolce e molto piacevole. In bocca impatta fresco, molto preciso, con una buona lunghezza pur non avendo una struttura da Gran Cru.
Barthenau Vigna S.Urbano 2006 Hoffstatter
Uno dei grandi produttori Italiani, famoso per il Pinot Nero, forse il migliore in Italia.
Subito poco definito, leggermente polveroso. Si distende su note di frutta, con sensazioni di cenere, polvere che rimangono assieme a venature di liquirizia.
In bocca molto equilibrato con una grande persistenza e chiusura leggermente amarognola.
California Pinot Nero 2005 Cartlidge&Brown
Dal punto di vista olfattivo colpisce per la sua esoticità con note molto dolci di caramella, fico, frutta sciroppata, miele. Caratteri molto americani con bocca molto dolce, molto ricco, quasi passito e molto diverso rispetto agli altri campioni in degustazione
Castel Juval Blauburgunder 2006
Colore molto scarico, molto delicato al naso con note di ribes, frutta fresca. Molto fresco in bocca, forse un po’ “piccolo” ma gradevole; ottima la chiusura. Carta vincente di questo vino è la grande bevibilità. E potrebbe abbinarsi correttamente ad un piatto di pesce.
Ata Rangi Martinborough 2002 Pinot Noir
Annata buona per la Nuova Zelanda, questa bottiglia, caratteristica con tappo a vite, fu già degustata qualche anno fa in occasione di una serata dedicata ai vini di questa zona -
(http://www.aistorino.it/index.php/racconti-di-degustazione/archivio/155-big-and-black-no-clean-a-green-la-nuova-frontiera-neozelandese-).
Molto espressivo e profumato, elegante, con sensazioni che vanno dal sottobosco alla cipria. Bocca piena e lunga, molto ricca di sapore. Non sfacciato come l’americano, ricalca abbastanza i caratteri del vitigno anche se si denota una leggera opulenza gustativa rispetto ad altri campioni.
Morey St. Denis 2004 Domaine Dujac
Uno dei grandi nomi della Borgogna, in una appelation che normalmente genera vini di grande eleganza e mineralità. Annata media per i vini rossi, denota un naso leggermente erbaceo con pepe, liquirizia in bastoncino e note ferrose. Bocca fresca, lunga, molto pulita. Un vino non indimenticabile ma di ottima personalità.
Clos de Vougeot Gran Cru 2002 Domaine Grivot
Il più esteso Gran Cru in Borgogna in una annata molto importante, una delle grandi annate degli ultimi tempi. Naso molto difficile inizialmente restìo a concedersi. Poi lentamente si svelano note di tradizionali fruttini rossi, lieve tostatura, cacao, cioccolato e punte di animale, pelliccia
Bocca inizialmente leggermente anomala che si mette a posto con un po’ di ossigenazione per diventare molto piena, lunga, ricca, con tannino molto vigoroso.
E’ stata un ottima serata di approfondimento su questo vitigno. I campioni Francesi si sono dimostrati indubbiamente all’altezza della loro fama e, nel caso del Clos de Vougeot l’impronta del Gran Cru di provenienza si è sentita fortemente. Gli Italiani si sono comportati bene, confermandosi come prodotti di ottimo livello. Outsider della serata il campione Neozelandese, con uno stile moderno ma aderente alle caratteristiche del vitigno.
E il Californiano? Di buona fattura ma lo lasciamo volentieri bere a palati più “americani” dei nostri.
vm
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Barolo 1998, la rivincita dei modernisti? |
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Scritto da Maurizio Vincenti
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Le ultime due orizzontali realizzate nella sede AIS a Torino ci avevano lasciato un po’ perplessi e con molti dubbi: il Barbaresco 1999 non proprio all’altezza delle aspettative dell’annata, il Barolo 1997 già fin troppo “maturo” e con alcuni campioni in netto declino.
Invece i vini che abbiamo degustato l’altra sera – annata 1998 controversa e dibattuta, per alcuni buona per altri ottima – ci hanno sicuramente convinto per integrità, freschezza, bevibilità e soprattutto ci hanno lasciato intendere che davanti avranno ancora una lunga vita. Chi era presente ha avuto senza dubbio l’onore di partecipare a una grande serata, didattica e istruttiva, dove il Nebbiolo ha finalmente espresso quei canoni che lo rendono uno dei più grandi vitigni del pianeta.
I campioni degustati erano dieci, rigorosamente serviti alla cieca, provenienti da La Morra, Monforte, Barolo, Serralunga e Castiglione Falletto. Tutto il territorio è stato degnamente rappresentato e soprattutto erano presenti i diversi stili di vinificazione, tradizionale e moderno. Ecco un breve resoconto di come è andata.

Elio Altare Vigna Arborina (La Morra)
Naso non molto intenso, molta frutta matura, confettura, nuances mentolate e cioccolatose. Buono l’equilibrio gustativo, leggermente corto con accentuata tannicità in chiusura. Un vino che potremmo definire “perfettino”, preciso, senza un carattere definito e che non esalta particolarmente il terroir.
Borgogno Liste (Barolo)
Il primo impatto è floreale, un deciso sentore di viola impegna l’olfatto. Poi un attimo di riflessione, si siede nel bicchiere per poi riaprirsi su toni fruttati, balsamici, pelle, cuoio e note di caffè. Alla fine la sensazione olfattiva è abbastanza “altalenante”. In bocca la trama tannica è fine, unita a una freschezza che lo rende piacevole. Non di grande struttura, ma comunque elegante.
Cordero di Montezemolo Enrico VI (Castiglione Falletto)
L’impronta moderna di questo vino si riconosce sin dai primi tratti olfattivi, dove sentori di cipria, vaniglia e tostatura affiorano decisi. Poi qualche nota non particolarmente elegante di straccio bagnato (per alcuni sughero) che fortunatamente ci abbandona velocemente per lasciare spazio a frutta matura, mirtillo, prugna. In bocca c’è una bella freschezza che evidenzia un tannino ancora un po’ da ammorbidire. La chiusura è lunga con una sottile vena amarognola.
Aldo Vajra Bricco delle Viole (Barolo)
Naso inizialmente difficile da decifrare, piuttosto chiuso e restìo a concedersi. Poi l’apertura che evidenzia un’ottima classe ed eleganza olfattive con frutti di bosco in evidenza, liquirizia in bastoncino, cuoio e note mentolate. Stupendo l’equilibrio gustativo, finemente tannico, ottima la struttura, molto piacevole da bersi con finale lungo e ben concertato in tutte le sue componenti. Campione dal potenziale evolutivo notevole.
Roberto Voerzio Cerequio (La Morra)
Esplosione iniziale di frutta rossa matura, frutti di bosco. Poi sentori tostati, sottobosco, forte a tratti il sentore di tartufo, di funghi secchi e soprattutto uno dei “marcatori” del Cerequio, l’erba tagliata. Ottimo anche in questo campione l’equilibrio con tannino molto fine e levigato. La massa gustativa è imponente, ma allo stesso tempo il vino scorre facilmente in bocca, il finale è lungo e leggermente amarognolo. Anche qui riscontriamo un notevole potenziale evolutivo.
Ceretto Bricco Rocche. (Castiglione Falletto)
L’inizio olfattivo è sconcertante, sentori di gomma bruciata e salmastri affiorano senza lasciare spazio ad altro. Dopo una breve ossigenazione mutano in sentori più piacevoli di confettura, ma soprattutto caffè, goudron, sentori animali e selvatici. In bocca non è particolarmente elegante, anche se dimostra un grande carattere con una trama tannica notevolmente fitta, caldo e strutturato. Chiude leggermente amarognolo. Campione di grande personalità particolarmente apprezzato dai presenti alla degustazione.
Clerico Pajana (Monforte)
Restìo a concedersi anche questo campione, sentori molto monocordi di tostatura, china, sottobosco. Poi l’apertura a tonalità fruttate, frutta matura, mora, fragoline con un sottofondo balsamico. L’equilibrio di questo campione è molto “alto”, la struttura è notevole con tannino incisivo e massa gustativa poderosa. Sensazione di grande gioventù con parecchio ancora da esprimere. Chiude lungo e dolce.
Aldo Conterno Cicala (Monforte)
Inizialmente qualche nota formaggiosa che sparisce velocemente per lasciare il passo a note fortemente fruttate, confettura, caramella alla fragola, candito e sensazioni minerali. Molto fresco, ma soprattutto molto giovane. Grande struttura, che però concede a questo vino una semplicità di beva notevole.
Bruno Giacosa Falletto (Serralunga)
Il naso appare molto austero inizialmente, lasciando presagire la provenienza di questo campione. Note molto terziarizzate di cuoio, caffè, sottobosco, cannella. Sbuffi mentolati e balsamici con a tratti sentori di after-eight fanno da contorno. In bocca anche questo campione mostra un equilibrio molto “alto”. Di grande classe, gusto e precisione con tannino fitto ma non fastidioso e chiusura lunghissima e dolce.
Paolo Scavino Rocche dell’Annunziata Riserva (La Morra)
Naso molto fine ed elegante con note fruttate in evidenza, cassis, fruttini rossi, caramella alla fragola. A tratti minerale, terroso con accenni di sottobosco. In bocca è molto lineare, seppur di grande struttura con tannino molto fine e finale lunghissimo e ben concertato.
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