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Haut Brion, un mito in verticale PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Vincenti   

Le origini di Haut Brion si perdono nel lontano XVI secolo quando Jean de Pontac fece costruire il castello. Ma in realtà menzione di coltivazione delle uve in questa zona si ha già dal 1423. Commerciante di vini di Bordeaux, Pontac sposò nel 1525 Jeanne de Bellon che portava in dote gran parte degli attuali possedimenti di Haut Brion. Negli anni successivi Pontac acquistò ulteriori parcelle adiacenti alla proprietà e nel 1550 inziò la costruzione del castello con il solo scopo di utilizzarlo come base per la vinificazione delle uve provenienti dai vigneti di proprietà. Jean de Pontac morì nel 1589 ma la storia dello Chateau rimane legata alla famiglia Pontac ancora per diversi anni, fino a poco prima della rivoluzione Francese. In quegli anni lo Chateau cadde un po’ in disgrazia, fino agli inizi dell’800 quando la proprietà venne acquistata dal principe di Talleyrand che ne risollevò le sorti ma, a causa dei suoi impegni politici dovette rivenderlo quasi subito, nel 1804. Dopo alcuni anni di vicende alterne passò in mano alla famiglia Larrieu nel 1836. Sono gli anni in cui la fama di Haut Brion prende il sopravvento e si consolida nel 1855 con l’ottenimento del titolo di Premiére Gran Cru Classé assieme a Margaux, Lafite e Latour. La storia di Haut Brion prosegue attraverso le due guerre fino ai giorni nostri passando nel primo dopoguerra di proprietà dei Dillon, famiglia di banchieri americani, da sempre storicamente legati allo Chateau. Sono i Dillon gli artefici di un ulteriore rinascita nel secondo dopoguerra, sperimentando e introducendo nuove tecniche di coltivazione e di selezione dei vigneti, rinnovando le tecniche di cantina pur mantenendo sempre fede alla tradizione secolare dello Chateau. Sono circa 49 gli ettari vitati di uve rosse, suddivisi in 45.4% Merlot, 43.9% Cabernet Sauvignon, 9.7% Cabernet Franc, 1% Petit Verdot e circa 3 vitati con varietà bianche suddivise in 52.6% Sémillon e 47.4% Sauvignon Blanc. La densità di impianto è di 8000 ceppi/ettaro, i terreni sono formati principalmente da ghiaia di origine glaciale (Gunzian) e alcune parcelle hanno un elevato contenuto di argilla. La raccolta delle uve è manuale ed avviene a fine Settembre inizio Ottobre. Le uve raccolte vengono selezionate, diraspate e pigiate delicatamente con presse a cilindro. La fermentazione avviene in vasche senza aggiunta di lieviti e dura circa 10 giorni. Segue la fermentazione malolattica e quindi il blending, ovvero l’assemblaggio delle diverse varietà a formare il taglio dell’annata. Le percentuali delle uve variano di annata in annata in modo da ottenere sempre il massimo della qualità. Il blend quindi viene immesso in barrique in maggioranza nuove dove si affina per un periodo di 18-24 mesi prima di essere immesso sul mercato. Caratteristica dello Chateau è la bottiglia distintiva che riprende il disegno di un vecchio decanter. E’ stata adottata dall’annata 1958, commercializzata nel 1960, precedentemente il vino era contenuto nella bottiglia bordolese classica. Dopo questa doverosa introduzione ecco “il resoconto” della verticale.

2002 – Annata secca, con temperature moderate che hanno portato le uve a completa maturazione. Raccolta terminata l’8 di Ottobre. Granato carico, colore denso e vivace. Il naso inizia pirazinico, note vegetali e di peperone verde hanno il completo dominio olfattivo nei primi istanti dell’analisi. Poi lentamente nel bicchiere si succedono note terrose/tostate, tabacco. Ecco poi comparire tonalità fruttate mescolate a note di belletto, cipria. Abbastanza esile con notevole freschezza e tannino ancora un po’ ruvido sono le prime sensazioni gustative. La lunghezza non è eccezionale e la chiusura è leggermente amarognola, non fastidiosa ma evidente. Nel complesso un buon vino forse degustato un po’ troppo precocemente, molti indizi lasciano pensare ad un netto miglioramento nei prossimi anni.

2001 – Annata definita buona come il 2000 con estate calda e poco piovosa. Maturazione lenta ma completa e raccolta delle uve terminata nei primi giorni di Ottobre. Colore granato carico, impenetrabile. Naso inizialmente goudroneggiante con qualche nota di stalla. Ma si ripulisce in fretta per concedersi subito a note delicatamente minerali, terra bagnata, sigaro. Segue frutta rossa matura, frutta rossa in macedonia, peperone, spezie dolci. Freschezza sempre in evidenza e tannino ancora parecchio incisivo all’esame gustativo. Struttura ben presente e ben articolata, lunghezza importante con accenno amarognolo in chiusura. Anche questo millesimo si predispone per un’ottima evoluzione nei prossimi anni. Da rivedere.

1997 – Definita annata da dimenticare a Bordeaux e anche per la verticale … Bottiglia in cattivo stato di conservazione? Tappo? Un indizio potrebbe arrivare dal sito di Haut Brion dove suggeriscono di bere il ’97 … entro il 2010. Precognizione?

1995 – Annata definita “precoce” con estate calda e totale assenza di piogge. Anche nel ’95 la raccolta delle uve è stata effettuata tutta nel mese di Settembre. Prime sfumature lievemente aranciate di contorno ad un granato carico ed impenetrabile. Molto chiuso inizialmente necessita di parecchia ossigenazione per iniziare a concedersi olfattivamente. Evidenti le note tostate, cacao in polvere e fondo di caffè affiorano per prime dal bicchiere per poi virare verso note di confettura di frutta, spezie, tabacco. La bocca è in grande equilibrio, perfetta. Lungo e avvolgente, tannino perfettamente levigato e vellutato.

1990 – Annata decisamente calda e secca con germogliazione precoce. Raccolta delle uve effettuata tutta nel mese di Settembre. Cacao, caffè sono i primi sentori che questo millesimo ci concede al naso. Molto evidenti anche le note minerali, terra umida, balsamiche, caramella per la gola e frutta in confettura. Nel tempo affiorano anche sentori vegetali con note di peperone, erba tagliata ed erbe aromatiche. La struttura gustativa è imponente, ottimo l’equilibrio con freschezza ben misurata e tannino fine. Lungo, persistente e di grande profondità.

1988 – Annata più calda dell’86, con qualche pioggia durante Settembre. Raccolta delle uve terminata il 14 Ottobre. Evidenti le sfumature aranciate a contorno di un colore fitto ed impenetrabile. Il naso è subito esuberante con un mix di menta, aftereight ed erba tagliata. Poi frutta matura, confettura, caffè in grani e note fruttate “cremose”. Evoluzione continua nel bicchiere con finale di amaro alle erbe e caramella alpenliebe. In bocca il ritorno gusto olfattivo è da manuale così come l’equilibrio, perfetto tra freschezza, tannino finissimo e morbidezza. Struttura imponente ma allo stesso tempo elegante e persistente. Il campione della verticale.

1986 – Annata nella media come piovosità e temperature, la raccolta delle uve è iniziata a fine Settembre e si è protratta fino alla prima decade di Ottobre. Campione controverso e molto discusso questo ’86. Le sfumature aranciate qui sono evidenti come anche un certo cedimento dell’impenetrabilità visiva che ha contraddistinto i millesimi precedenti. L’inizio olfattivo è disarmante con sentori di stalla e goudron a farla da padrone per poi evolvere verso un non molto edificante brodo di verdura. La situazione perdura parecchio nel bicchiere e lentamente si dissolve mostrando note più piacevoli di frutta rossa, tabacco e leggera speziatura/tostatura. In bocca è parecchio irrequieto con freschezza e tannini molto evidenti e una struttura non proprio imponente. Bocca comunque decisamente migliore del naso ma nel complesso un campione non proprio all’altezza.

Degustazione sicuramente di grande interesse. Livello qualitativo dei vini riconosciuto superiore a Mouton Rotschild. Maggiore finezza e complessità hanno contraddistinto questi campioni della zona di Pessac Leognan. Parziale delusione dai due campioni più recenti dei quali si è notata anche una certa differenza di “mano” rispetto ai precedenti. Differenza forse dettata da tecniche più moderne? Sarà interessante riassaggiare questi due millesimi tra una decina d’anni per vedere l’evoluzione e capire se e come queste nuove tecniche possono aver inciso sulla qualità, se è stata migliorata o altro.

Alla prossima, a questo punto ci sarà Margaux sotto i riflettori

 
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